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Buy and hold: come ottenere risultati positivi dagli investimenti nel lungo termine

Controllo del rischio di mercato, Mercati Finanziari

Buy and hold, il significato di questa strategia di investimento

25 feb, 2022

Nel 2018, così come periodicamente accade, un quotidiano specializzato nel settore finanziario ha pubblicato un articolo che riportava i risultati dei mercati azionari nel periodo 2008 - 2018.

Il tema principale affrontato da tale articolo era che, nel lungo periodo, per ottenere risultati positivi dai propri investimenti è sufficiente mantenere in portafoglio gli asset iniziali applicando un approccio cd. “buy&hold”, sottolineando come eventuali movimentazioni tattiche sarebbero inutili.

 

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In effetti, in questi 10 anni i mercati azionari a livello globale sono cresciuti in maniera consistente. Ciò è dimostrato dai risultati positivi della media dei fondi d’investimento e dalla media degli ETF di riferimento:

Indici fondi Fideuram 03/11/2008 - 30/10/2018

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ETF di riferimento 03/11/2008 - 30/10/2018

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Se, dati alla mano, la tesi di fondo dell’articolo in questione risulta vera e condivisibile, sarà altrettanto vero che, per un periodo ancora più lungo di quello analizzato, tenere in portafoglio gli stessi asset dovrebbe portare a risultati migliori e più stabili.

In realtà, facendo partire l’analisi dall’anno precedente (novembre 2007), i risultati ottenuti si ridimensionano notevolmente, con un massimo drawdown più alto (2008) e con gli indici che hanno avuto oscillazioni negative intorno al -50%.

Indici fondi Fideuram 01/11/2007 - 30/10/2018

Immagine 3

 

ETF di riferimento 01/11/2007 - 30/10/2018

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Se addirittura aumentiamo l’orizzonte temporale a 18 anni, partendo dal marzo 2000, le cose non migliorano.

Infatti, tre dei cinque indici Fideuram nel 2018 erano ancora in territorio negativo. (Ci siamo dovuti limitare ad analizzare soltanto gli indici Fideuram, perché non esistono ETF che presentino dati storici così profondi).

 

Indici fondi Fideuram 01/03/2000 - 30/10/2018

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Se invece facessimo partire la nostra analisi addirittura dal 1990, avremmo sì risultati positivi, ma con un periodo di investimento di quasi trenta anni.

Se si osservano attentamente le statistiche riportate nelle tabelle, è possibile verificare che, al cambiare dell’orizzonte temporale, soltanto un indicatore continua ad attestarsi su valori sostanzialmente simili: la volatilità.

Più che i rendimenti storici degli ultimi x anni, è proprio il valore della volatilità che indica la variazione potenziale del mercato. L’investimento in un mercato con una volatilità storica del 16%, potrebbe presentare un’evoluzione simile a quella indicata nel grafico che va dal marzo 2000 sino al 2018: l’investitore potrebbe entrare sul mercato in quella che, riportando un’analogia con la morfologia di un territorio geografico, potremmo definire “valle” o “picco”, esponendosi a potenziali oscillazioni negative anche del 50%.

Infatti, prendendo spunto dall’articolo citato e analizzando un investimento “buy&hold” su un orizzonte temporale rolling di 10 anni, i risultati ottenibili dagli investitori in un medesimo arco temporale saranno molto diversi a seconda del periodo che si va ad analizzare…

Insomma, dati storici alla mano, se ne può concludere che, a meno che non si abbia un orizzonte temporale molto lungo (anche superiore ai 10 anni), non è affatto scorretto prendere in considerazione soluzioni che adottano strategie di investimento atte a ridurre la volatilità (e quindi la variabilità dei risultati) attraverso una gestione del rischio dinamica e una variazione attiva degli asset in portafoglio.

Ciò può consentire sia di rendere più omogenea la distribuzione dei rendimenti nel periodo d’investimento, sia, soprattutto, di evitare i giganteschi drawdown che, in ogni decennio analizzato, i mercati azionari (e con essi gli investitori) si sono ritrovati a subìre, con conseguenze importanti sui rendimenti e sulla relazione umana e professionale con il proprio intermediario.

Scritto da

Riccardo Granero
Riccardo Granero

CIO & Founder 4Timing SIM - Lavoro nel mondo della gestione del risparmio da quasi trent’anni con lo stesso entusiasmo di quando ho iniziato. In questi ultimi venti anni, coadiuvato dal mio staff, mi sono dedicato all'implementazione di modelli sistematici di gestione attraverso l’applicazione del metodo scientifico, sempre pronto a valutare nuove possibilità ma con l’occhio critico della scienza. Mi rispecchio nella frase del filosofo Karl Popper: “Il metodo della scienza è il metodo di audaci congetture e ingegnosi e severi tentativi di confutarle.” Nel 2016 ho deciso di fondare 4Timing SIM per offrire, attraverso i servizi di consulenza finanziaria e gestione del patrimonio, il know-how accumulato in questi anni.

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