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Costruire un portafoglio d’investimenti comportamentale

Pianificazione patrimoniale, Finanza comportamentale

Portafoglio di investimento, come costruirlo efficacemente

30 giu, 2022

“Le valutazioni dei mercati finanziari non sono determinate da variabili esogene (macroeconomiche, politiche), ma dipendono da complessi fenomeni di interazione sociale. Proprio l’influenza del pensiero sui fenomeni economico-finanziari, a differenza delle scienze naturali (in cui i fenomeni accadono indipendentemente dal pensiero di chi li osserva), comporta atteggiamenti emulativi ripetuti nel tempo, che danno vita a quello che può essere definito “effetto gregario” (Robert J. Shiller, Premio Nobel per l’economia nel 2013).

Nel famoso articolo intitolato “Is there a bubble in the housing market?” del 2003, Shiller avverte che il mercato immobiliare statunitense ha raggiunto prezzi incredibilmente alti. E’ quindi condivisibile riconoscere in lui una moderna Cassandra quando, nel suo libro “Irrational Exuberance”, profetizza un drammatico scoppio di quella che secondo lui è a tutti gli effetti una enorme bolla speculativa venutasi a creare in questo mercato. Siamo nel 2005 e neanche tre anni dopo la profezia di Shiller si dimostra drammaticamente accurata.

 

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Cosciente che il valore di quotazione dei titoli troppo spesso non sia quello “giusto”, si interroga su come sia possibile che questa variazione si verifichi.

A questo scopo, insieme ad altri colleghi come Richard Thaler, decide di indagare la psiche umana, divenendo uno dei padri della Finanza Comportamentale, scienza che si propone come alternativa alla teoria classica della finanza, condensata nell’ipotesi dell’efficienza dei Mercati.

Secondo Shiller e colleghi, infatti, gli investitori (compresi quelli professionali) sono tutt’altro che razionali e pronti a sfruttare rapidamente ogni informazione proveniente dal mercato.

Al contrario, utilizzando metodologie tipiche di discipline come la psicologia e la sociologia, è possibile dimostrare come in realtà gli investitori adottino regole decisionali poco sofisticate (dette euristiche), le quali conducono spesso a deviazioni sistematiche (dette bias) da quanto previsto dalla Teoria dei Mercati Efficienti. 

 

Finanza tradizionale e comportamentale a confronto

L’approccio della finanza tradizionale sostituisce all’homo sapiens (incline agli errori e caratterizzato da emotività) l’homo oeconomicus (totalmente razionale) capace di scegliere attraverso la “teoria dell’utilità attesa” ed in grado di controllare ed elaborare ogni informazione disponibile.

Viceversa, la finanza comportamentale propone un modello nettamente più realistico di attore economico, che tiene conto delle caratteristiche ineliminabili dell’essere umano, condizionato da emotività e da aspetti cognitivi.

Non nega l’ipotesi di efficienza dei mercati, secondo cui il mercato alla fine ha ragione ed i prezzi tendono a convergere verso valori razionali, ma non concorda sulle modalità e sulla durata delle deviazioni. 

 

Dalla visione lineare del mercato a quella non lineare

Nell’ambito della teoria dei mercati finanziari, il passaggio dalla visione lineare del mercato ad una visione non lineare ha iniziato a svilupparsi circa trent’anni fa, quando Eugene Fama (uno dei maggiori assertori dei mercati efficienti e Premio Nobel per l’economia nel 2013 insieme a Shiller) compì approfonditi studi sui rendimenti giornalieri dei titoli, facendo emergere elementi in contrasto con l’ipotesi di random walk (ritorni distribuiti normalmente e serialmente indipendenti) prevista dal paradigma lineare.

Per saperne di più sui mercati finanziari, leggi anche l'articolo "Mercato finanziario: cos'è e come funziona".

Tali ricerche evidenziarono una distribuzione dei rendimenti con code più spesse rispetto alla distribuzione normale, oltre che un’asimmetria delle probabilità di distribuzione dei rendimenti.

Da ciò derivò l’impossibilità di interpretare il mercato basandosi sugli assunti del mercato efficiente.

Cominciarono così a svilupparsi numerose teorie e strumenti finalizzati allo studio delle dinamiche non lineari del mercato finanziario, considerato come un sistema dinamico complesso, composto quindi da una molteplicità di agenti dalle cui interazioni possono sorgere fenomeni di persistenza e autoalimentazione (feedback positivi), in grado di rafforzare e amplificare una tendenza in atto. Il feedback positivo è la forza che porta il sistema lontano da un equilibrio apparente. 

 

Il Group Think o teoria dell’imitazione sociale

La “teoria dell’imitazione sociale”, elaborata nel 1974 dai fisici americani Earl Callen e Don Shapero, studia le dinamiche di comportamento dei sistemi non lineari sociali e, in particolare, le tendenze imitative che si sviluppano tra i singoli agenti. 

Ognuno di essi, sebbene dotato di una propria indipendenza e autonomia di comportamento, tende infatti ad uniformarsi alle dinamiche comportamentali della collettività in cui è inserito: da un atteggiamento individuale si sviluppa così una dimensione di gruppo, di massa, definita col termine di group think.

In questa dinamica, i Mass Media contribuiscono strutturalmente alla diffusione di tali atteggiamenti auto-alimentanti, fornendo volti e nomi a determinati eventi, che normalmente richiederebbero un tempo ragionevolmente maggiore per essere indentificati ed analizzati.

Il problema sta nel fatto che spesso quotidiani o altri organi di stampa finiscono per ricorrere a drastiche semplificazioni o approssimazioni della realtà, che nella mente di chi legge o ascolta si trasformano in un’idea precisa e spesso poco aderente alla realtà dei fatti: il pregiudizio. (Un esempio recentissimo è rappresentato da quanto accaduto con il titolo Facebook).

D’altronde, la logica dei profitti vale anche per chi fa informazione.

Ecco allora che molto spesso l’incremento della tiratura di stampa, della distribuzione, della condivisione e degli investimenti pubblicitari provenga dal riportare notizie “credibili” ancorché inesatte, che sposino delle teorie atte a creare in qualche modo un’opinione in cui ci si possa riconoscere.

In particolare, per catalizzare l’attenzione del maggior numero di lettori possibile, i giornali sono sempre alla ricerca di esponenti di rilievo in grado di patrocinare una tesi piuttosto che un’altra.

In una sorta di spirale informativa, i Media tendono molto spesso a far numeri raccogliendo sentori, trasformandoli in opinioni, tornando a raccogliere i sentori generati da queste opinioni e farne opinioni ancora più precise, contribuendo con questo meccanismo a generare gli stessi fatti che alimentano la cronaca.

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