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Il controllo del rischio di portafoglio

Controllo del rischio di mercato, Mercati Finanziari

Cosa caratterizza gli investimenti finanziari a maggior richio?

17 giu, 2022

Come introduzione, proponiamo una banalissima riflessione sul costume comune che ha caratterizzato il sistema del risparmio gestito dell’ultimo ventennio: la costruzione dei portafogli finanziari con l’approccio a posteriori, il famoso senno del poi.

Gli errori nella gestione dei portafogli finanziari

All’inizio del ventunesimo secolo, memori dei floridi anni ’90, la tendenza era quella di proporre portafogli con una cospicua componente azionaria.

Gli errori nella gestione dei portafogli finanziari

Gli errori nella gestione dei portafogli finanziari

Nello specifico, i criteri per stabilire la percentuale di azionario in un portafoglio erano essenzialmente l’orizzonte temporale del cliente e la sua propensione al rischio.

Ad esempio, al cliente con una propensione al rischio “media”  e orizzonte temporale di 10 anni, veniva solitamente consigliata una quota di azionario del 50%. Il principio di fondo era basato sulla convinzione che ”tanto nel medio lungo periodo le borse salgono sempre”. Ciò implicava una sostanziale staticità sui portafogli, senza alcun intervento radicale anche nel lungo termine.

Intorno al 2010, purtroppo, il duro scontro con la realtà. A seguito dei 2 collassi delle borse nel periodo 2000-2003 e nel 2008, che causarono ingenti perdite nei portafogli dei clienti e che smentirono definitivamente l’antico adagio secondo cui nel corretto orizzonte temporale l’investimento azionario è sempre proficuo, i consulenti iniziarono a guardarsi intorno alla ricerca di strategie alternative che potessero creare valore a prescindere dall’andamento dei mercati.

Intorno al 2010, purtroppo, il duro scontro con la realtà. A seguito dei 2 collassi delle borse nel periodo 2000-2003 e nel 2008, che causarono ingenti perdite nei portafogli dei clienti e che smentirono definitivamente l’antico adagio secondo cui nel corretto orizzonte temporale l’investimento azionario è sempre proficuo, i consulenti iniziarono a guardarsi intorno alla ricerca di strategie alternative che potessero creare valore a prescindere dall’andamento dei mercati.

Inevitabilmente l’attenzione si rivolse ai comparti “flessibili” tra i quali non fu difficile trovare buone performance e basso rischio, spesso grazie all’abbondante esposizione  ai mercati obbligazionari, contraddistinti da decenni di ribasso dei tassi ed aumento del valore dei corsi.

 

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Il ruolo dei bias nella gestione del rischio

Prima di tornare sul mondo dei comparti flessibili facciamo una piccola digressione sugli errori sistematici, detti bias, che la mente umana atavicamente compie dinanzi a scelte in situazioni di incertezza come quelle legate agli investimenti finanziari.

Col termine anglosassone bias si indica una predisposizione naturale ad un errore di tipo cognitivo. Si tratta di un concetto coniato dalla Finanza Comportamentale, disciplina che nasce a metà degli anni ‘70 come branca della finanza, che unisce in sé aspetti di psicologia cognitiva a teorie finanziarie in senso stretto.

Per approfondire il tema leggi anche: "Finanza comportamentale: la base di partenza per 4Timing SIM"

Con questo approccio si cerca di spiegare le anomalie dei mercati finanziari, analizzando il comportamento degli agenti economici, per avere una visione più realistica possibile. La distorsione cognitiva, che spinge a inseguire le tendenze e a far sembrare evidente ex post quale sarebbe stata la miglior soluzione da adottare, si ripercuote sulle scelte finanziarie.

Il sistema del risparmio gestito, come sostenuto inizialmente, è stato permeato dal bias del senno del poi, (Per approfondire l'argomento leggi anche:"Survival Bias: scegliere i prodotti finanziari con il senno del poi") condizionando sfortunatamente le scelte dei risparmiatori nell’ultimo ventennio. Mentre nel 2000 si compravano azioni sulla scia dei favolosi anni ’90, nell’ultimo decennio l’attitudine diffusa è stata quella di puntare sui migliori fondi all’interno del comparto flessibile nella convinzione che, essendo stati i migliori degli ultimi cinque anni, avrebbero continuato ad esserlo ancora per un tempo indefinito.

Con ciò, intendiamo mettere in guardia dalla tendenza a ragionare ex post e inseguire le tendenze. Il rischio può essere paragonato a quello di viaggiare in autostrada sempre e solo con lo specchietto retrovisore.

 

L'approccio di 4TimingSIM nel controllo del rischio di portafoglio

Oggi, alla luce degli errori che si sono commessi nei decenni scorsi, in 4Timing SIM intendiamo proporre un approccio nuovo, che rappresenti un segnale di rottura con il passato e che tuteli dal pericolo di reiterare i soliti errori.

Qualsiasi profilo MiFID definisce un portafoglio strategico su un determinato orizzonte temporale. La questione, tuttavia, è come intervenire in corso d’opera al verificarsi di vari eventi tipici dei mercati finanziari che possono incidere sullo scenario ipotizzato in origine. È per tale ragione che riteniamo che i modelli di risk management fondati sul VaR, in qualsiasi variante, compresi quelli che considerano le distribuzioni asimmetriche, potrebbero non proteggere sufficientemente il capitale dei clienti nelle fasi di trend ribassista dei mercati.

 

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Quali aspetti il consulente finanziario deve tenere sempre a mente?

L’evoluzione del consulente, a nostro avviso, consiste nel passaggio dalla vendita di prodotti finanziari alla proposizione di strategie. E’ giunto il momento di rigettare con forza l’approccio di chi tenta di prevedere dove andranno i mercati e altrettanto quello di chi subisce passivamente le tendenze. L’alternativa da seguire è operare attraverso un controllo reale e attivo sul portafoglio del cliente.

Sosteniamo, in breve, che sia necessario reinterpretare il ruolo del consulente tenendo conto di due aspetti sostanziali:

  1. il controllo del rischio del portafoglio;
  2. il controllo dei singoli flussi.

Il controllo del rischio, a nostro avviso, è il vero motore della performance e la chiave di successo di una comunicazione persuasiva. Una perdita ha un impatto maggiore di un guadagno, non solo in termini emotivi ma anche matematici. Difatti se per effetto dell’andamento negativo dei mercati perdessimo il 50% del valore del portafoglio, saremmo costretti a recuperare il 100% solo per tornare ai valori iniziali.

Quindi non c’è dubbio che sia cruciale contenere le potenziali perdite e, di conseguenza, avere un drawdown più basso possibile, anche perché non dimentichiamoci che contenere le potenziali perdite significa avere montanti crescenti nel tempo.

Il controllo del rischio in termini di drawdown non è sufficiente, è indispensabile che tale controllo sia dinamico. Infatti, c’è un altro aspetto che rischia di inficiare le relazioni con i clienti: la dinamica dei flussi e il timing di ingresso.

Proprio a causa della proverbiale errata scelta del timing di ingresso e/o delle tempistiche dei successivi versamenti, il rischio degli operatori è quello di aver consigliato prodotti nel lungo periodo molto performanti ed allo stesso tempo avere la maggioranza dei clienti delusi.

Per soddisfare le esigenze che il cliente espone al consulente, bisogna che quest’ultimo sappia controllare il rischio in maniera efficace e personalizzata, preservando il patrimonio dalle catastrofi.

Scritto da

Eugenio De Vito
Eugenio De Vito

CEO & Founder 4Timing SIM - Vi racconto chi sono in poche righe. Lavoro nel mondo della gestione del risparmio da quasi trent’anni. Nel 2016 ho fondato 4Timing SIM, un intermediario finanziario italiano, specializzato nei servizi di consulenza su base indipendente e di gestione individuale di portafoglio. Controllo del rischio, controllo dei costi e consolidamento delle performance è il mantra che da sempre permea la relazione con i clienti, un vero e proprio gioco di squadra. In sintesi: lavoro con le banche per i clienti e non il contrario.

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