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Investimenti sostenibili, cosa sono e cosa sta ad indicare l'acronimo ESG?

Pianificazione patrimoniale, Investimenti sostenibili

ESG acronimo di Environmental, Social, Corporate Governance

15 ott, 2021

Dal 2020 ad oggi, la crescita organica degli asset e il relativo interesse nelle strategie sostenibili ha registrato nuovi record.
I dati di Google Trends rivelano che l’argomento ambientale, sociale e di corporate governance non è mai stato tanto popolare come oggi.
La pandemia di CoVID-19 ha focalizzato l’attenzione degli investitori sulla vulnerabilità e resilienza del sistema finanziario e ha intensificato le discussioni in materia di sostenibilità.

Il ruolo centrale della sostenibilità nelle strategie di investimento

A livello globale, il 54% degli investitori ritiene che gli investimenti sostenibili siano strategicamente importanti.


I dati della Global Sustainable Investing Survey di BlackRock rivelano che, nell’area EMEA in particolare, la sostenibilità si attesta come componente consolidata del processo di investimento.
Il 64% degli investitori considera i fattori ESG una priorità e il 94% li reputa importanti nella diversificazione del proprio portafoglio.

 

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Cos’ha determinato questo spostamento significativo verso l’investimento sostenibile?

L’aspetto valoriale ha un ruolo determinante per gli investitori, ma l’idea che l’investimento sostenibile sia la “cosa giusta da fare” non è l’unico fattore decisionale.


Gli investitori guardano all’universo ESG anche perché ritengono che questa strategia di investimento possa portare una migliore performance corretta per il rischio rispetto ai portafogli tradizionali e parallelamente comporti un rischio di investimento ridotto.


In Europa, poi, un ruolo decisivo è giocato anche dalla maggiore presenza di normative che prevedono la valutazione dei rischi ESG.

Non solo.
L’analisi Future of Sustainability in Investment Management del CFA Institute profila prospettive di crescita anche per quanto riguarda gli investitori istituzionali.
La crescita del numero di firmatari dei Principles for Responsible Investment delle Nazioni Unite indica che le organizzazioni di investimento si stanno impegnando sempre di più a integrare le considerazioni ESG nei propri portafogli.
Solo nella prima metà del 2020 il numero dei contraenti è salito a 3000 unità (+28%) e gli asset in gestione sono cresciuti del 20%.

 

Cambiamenti nell’allocazione del capitale

Il CoVID-19 ha determinato un’attenzione crescente da parte degli investitori verso gli strumenti ESG.
Quale impatto ha avuto però la pandemia sull’approccio d’investimento?

Gli investitori che avevano già intrapreso il percorso della sostenibilità hanno intenzione di continuare a perseguire questo approccio.
A livello globale, il 37% degli investitori prevede di raddoppiare le allocazioni in asset sostenibili entro il 2025; e nell’area EMEA, un quarto degli investitori prevede di avere più del 75% dei propri portafogli investiti in modo sostenibile da qui a cinque anni.

In termini di allocazioni in portafoglio, l’integrazione di strumenti ESG è l’approccio più diffuso all’investimento sostenibile, ma una buona parte degli investitori inizia a considerare l’esclusione come meccanismo cardine per sostenere i propri princìpi di sostenibilità.
Prevale dunque la volontà di integrare esplicitamente le informazioni ambientali, sociali e di governance nelle decisioni di investimento, seguita dall’adozione di screen e criteri negativi per escludere specifiche aziende e settori.

Oltre all’integrazione e all’esclusione, gli investitori europei hanno favorito anche approcci orientati ai risultati ESG.
Come?
Attraverso soluzioni ESG tematiche, e quindi un approccio che seleziona gli emittenti da includere in portafoglio in base a specifici obiettivi E, S o G; oppure attraverso l’impact investing, per cui il 52% degli investitori ha investito in aziende o organizzazioni che contribuiscono a risultati ESG o agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, misurabili e positivi.

Mentre le allocazioni azionarie sono (e si prevede continueranno a rimanere) una parte fondamentale dei quadri di asset allocation sostenibile degli investitori, questi hanno espresso interesse ad aumentare la loro esposizione alle classi di attività sostenibili a reddito fisso e alternative.
Ad oggi, già il 42% degli investitori investe in asset a reddito fisso “sostenibile”, mentre per le alternative illiquide si prevede di passare dall’attuale 36% a un 56% di investitori che prenderà in considerazione l’utilizzo di questa asset class nell’arco dei prossimi 3-5 anni.

 

Il clima al vertice degli investimenti sostenibili

Il cambiamento climatico è considerato la questione più urgente da affrontare.
Gli studi che indagano l’attenzione sui fattori E, S e G rivelano che l’ambiente è la priorità per l’88% degli investitori.

Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite e l’Accordo di Parigi offrono dei quadri di riferimento agli obiettivi cui il 66% degli investitori ha già iniziato a guardare.
Fra i 17 United Nations Sustainable Development Goalsgli investitori si concentrano in particolare su due obiettivi relativi alla sostenibilità ambientale:
– Intraprendere azioni concrete per combattere il cambiamento climatico e i suoi impatti (51%);
– Produzione di energia pulita, affidabile e sostenibile (50%).
Questi due ʽgoalʼ erano al centro dell’attenzione degli investitori anche prima della pandemia, ma il CoVID-19 ne ha accelerato la crescita, anche a seguito del calo storico della domanda di petrolio registrato nel 2020. Alla fine di dicembre, infatti, le azioni tradizionali del petrolio e del gas nello S&P 500 erano in calo del 38% su base annua, mentre nello stesso periodo le azioni globali di energia pulita erano aumentate del 140%.

Non solo clima però.
Il cambiamento climatico è diventato una forza galvanizzante per il cambiamento nel quadro generale della sostenibilità, ma questo, insieme al CoVID-19, ha messo in luce l’importanza di tutti i fattori di EnvironmentalSocial e Governance.
Entro una visione più olistica delle componenti ESG, le previsioni per i prossimi cinque anni attestano una crescita dell’attenzione anche sul fattore sociale, in particolare su tematiche come la sicurezza dei lavoratori e la diversità di genere.

 

Il futuro e la sfida dei dati

La sfida principale per il futuro degli investimenti sostenibili è relativa alla disponibilità e qualità di dati relativi.

Di certo la disponibilità dei dati è aumentata in modo sensibile nell’ultimo decennio.
Lo dimostra l’analisi del Governance & Accountability Institute, secondo la quale quasi il 90% delle aziende S&P alla fine del 2019 riportava metriche ESG, a fronte del solo 20% nel 2011.
Nel 2021, però, ancora il 53% degli investitori cita la scarsa qualità e disponibilità di dati e analisi ambientali, sociali e di governance come il maggiore ostacolo alla più ampia adozione di investimenti sostenibili.
Più della metà degli investitori richiede dunque un maggiore impegno di sviluppo verso una misurazione e una metodologia standardizzata per l’analisi dei dati.
E alcuni cambiamenti in questa direzione iniziano a vedersi.
Il Sustainability Accounting Standards Board (SASB) mira a sviluppare standard misurabili di sostenibilità, e la Task Force on Climate-related Financial Disclosure (TCFD) stila le raccomandazioni per una divulgazione più efficace del climate challenge.

Oltre al data-challenge, poi, ci sono altre sfide rilevate dagli investitori per il futuro.
La scarsa qualità del reporting sugli investimenti sostenibili (33%) e la mancanza di opzioni di investimento che soddisfino i propri obiettivi di sostenibilità (31%) sono individuati come ostacoli all’implementazione di strumenti ESG in portafoglio.

Il futuro in effetti sembra guardare alla ʽpersonalizzazione positivaʼ.
Secondo i Sustainable Finance Trends per il 2021 rilevati da UBS, dall’esclusione di esposizioni specifiche dai portafogli si arriverà ad allineare gli investimenti alle preferenze individuali dell’investitore in materia di sostenibilità – incrementando la rilevanza del portafoglio per l’investitore stesso e migliorando l’adattamento della soluzione scelta agli Obiettivi a lungo termine per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.

4Timing SIM segue attentamente il processo di sensibilizzazione della comunità internazionale e del settore finanziario nei confronti degli aspetti Ambientali, Sociali e di Governance che caratterizzano le attività di chi fa impresa o ricopre un ruolo istituzionale e ritiene che le tematiche ESG collegate agli strumenti finanziari utilizzati nei propri servizi di gestione e consulenza, rappresentino anche un fattore chiave nella creazione di valore economico-finanziario e possano, pertanto, influenzare la performance e i rischi dei portafogli gestiti.

Per questo motivo abbiamo ritenuto importante adeguare il processo d’investimento ai criteri ESG, al fine di tutelare gli interessi dei clienti, rafforzare la reputazione aziendale e contrastare lo sviluppo di pratiche ed attività ritenute non in linea con i nostri princìpi.

Per favorire l’implementazione di un processo d’investimento responsabile, 4Timing SIM ha infatti definito attività e parametri di analisi che tengano conto anche dei criteri di valutazione ESG, da utilizzare a supporto delle valutazioni nell’ambito del processo di investimento.

Il processo di selezione degli strumenti finanziari, oltre a vari parametri di valutazione quantitativi e qualitativi già utilizzati, si basa anche su una combinazione sequenziale di:
1. Screening negativi – Vengono applicati criteri di esclusione degli strumenti finanziari, per rimuovere dalla selezione eventuali società coinvolte in specifiche attività o particolari settori;
2. Screening positivi – Vengono applicati criteri di inclusione degli strumenti finanziari, relativamente alla loro valutazione ESG, con l’obiettivo di coprire una quota prevalente degli attivi investiti, le cui tipologie rientrino nel perimetro di applicazione della policy aziendale.

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