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Come ottenere il massimo dai mercati finanziari? Il Buy&Hold e i giorni da non perdere

Controllo del rischio di mercato

Ottenere il massimo dai mercati finanziari? La strategia del Buy&Hold

17 mag, 2022

È credenza comune affermare che nel lungo periodo il mercato azionario guadagni sempre, correggendo eventuali “debacle” di periodo e riportando ogni volta i conti in ordine. 

In rete e su documenti di approfondimento finanziario si susseguono numerosi gli articoli, le tesi e i consigli di gestori ed esperti che richiamano a diversi studi accademici, inneggianti all’inazione e al rispetto dell’impostazione temporale e allocativa del portafoglio strategico, anche in presenza di concitate fasi di elevata volatilità o di rintracciamento dai massimi livelli raggiunti.

Insomma, sangue freddo e tenere le proprie posizioni.

Tali tesi vengono richiamate per allertare sul rischio (molto probabile) di effettuare delle movimentazioni tattiche che si rivelino immancabilmente errate in termini temporali.

Ciò, con una conseguente perdita dei fatidici giorni più performanti che gli indici di borsa hanno da offrire all’investitore che invece, incredulo nella capacità di automedicazione dei mercati, tende a seguire quello che il proprio istinto di sopravvivenza gli suggerisce: “fuggire dai pericoli”.

 

Esiste il momento giusto per investire?

Nella consapevolezza dell’impossibilità di prevedere il momento ottimale per entrare o uscire da un determinato mercato (soprattutto in fasi di elevata volatilità come quelle degli ultimi periodi), la tesi del “mantenere le posizioni” acquisisce sempre maggior credito, e l’idea (corretta, per certi versi) che si fa strada nelle coscienze e si divulga ad investitori ed operatori di mercato è che, nel dubbio di un possibile intervento sbagliato in termini di timing che porti a stare liquidi durante i migliori 5/10/15 giorni di performance, le ripercussioni sui rendimenti possano essere incredibilmente elevate; mentre restare sempre “investiti” consentirebbe di beneficiare delle tendenza di rialzo di lungo termine.

A conferma di questa tesi, vengono richiamati studi accademici che manifestano empiricamente quanto tale impatto possa essere considerevole in termini di performance.

Uno fra tutti lo studio effettuato da H.Nejat Seyhun dell’università del Michigan che, nel suo "Stock Market Extremes and Portfolio Performance” del 1994, affermava come “analizzando 7,802 giorni di contrattazione dei 31 anni compresi tra il 1963 e il 1993, solo 90 giorni hanno generato il 95% di tutto il rendimento annuo dei mercati – una media di 3 giorni l’anno.

 

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I concetti del principio dell'immobilità finanziaria

Questo principio di immobilità finanziaria sta ritornando prepotentemente in auge soprattutto dal momento in cui, come ampiamente riportato dai media di settore, “le borse mondiali hanno superato i massimi storici di sempre”. Tuttavia, per quanto apparentemente fondato e strumentalmente dimostrato da un punto di vista matematico, questo principio tende a semplificare molto la realtà, portandoci inevitabilmente a dover effettuare alcune considerazioni in merito alla spendibilità dello stesso nella relazione con l’investitore.

  1. A conferma dell’approccio “buy&hold”, bisogna constatare come il riferimento utilizzato nelle simulazioni sia sempre e solo l’indice S&P500 (uno dei pochi indici azionari che ha effettivamente recuperato dai suoi massimi), che può essere sì preso in considerazione come indice rappresentativo, ma non come benchmark del portafoglio del cliente, che da buon padre di famiglia, non si troverà mai ad investire la totalità dei propri risparmi solo su tale indice azionario.


  2. Statisticamente si hanno le medesime probabilità di "bucare" i 10 giorni migliori del mercato, così come perdersi i 10 giorni peggiori. Riprendendo le simulazioni riportate dai media ed analizzando cosa nascondesse l’altro lato della medaglia, i risultati scoperti si sono rivelati incredibili anche in questo caso...  Se è vero, infatti, che mancare i 10 giorni di performance migliori comporta un importante spread negativo nei confronti di un semplice buy&hold (cfr. linea gialla vs. linea blu), è altrettanto vero che riuscire ad evitare i 10 giorni peggiori comporta uno spread positivo estremamente più elevato nei confronti di quest’ultimo (cfr. linea verde vs. linea blu).
    Evitare i giorni peggiori, dunque, è molto meglio che partecipare a quelli migliori. Una perdita impatta molto più di un guadagno, sia in termini di performance che, non dimentichiamolo, relazionali.


  3. Gli investimenti sono effettuati dagli esseri umani, che nel lungo periodo assistono, oltre al mutamento delle condizioni di mercato, anche al mutare della propria vita personale; ciò li porterà ad investire, disinvestire, apportare capitali in un settore piuttosto che in un altro in base alle vicissitudini e alle opportunità che nella vita di ognuno di noi si manifestano. Il tutto passando per tanti, tantissimi periodi incredibilmente più brevi di un ventennio o di un trentennio come quelli analizzati dal punto di vista accademico.

Per approfondire il tema del Buy&Hold leggi anche l'articolo "Buy and hold: come ottenere risultati positivi dagli investimenti nel lungo termine"

Inoltre, se si prendono in considerazione i fattori più influenti nelle scelte degli esseri umani – le passioni che ci muovono – bisogna ricordare quanto la finanza comportamentale si sia ampiamente espressa su tali argomenti sottolineando, empiricamente con ricerche ad-hoc, come mediamente gli investimenti vengano effettuati a ridosso dei massimi di mercato mentre i disinvestimenti vengano operati in prossimità dei minimi.

 

 

Dunque, anche assumendo che il B&H funzioni (per l’ipotetico investitore che entri sul mercato al tempo T0 e riapra gli occhi dopo 20 anni per controllare le proprie posizioni) nella realtà quotidiana questa affermazione si rivela quanto mai vacua, perché i vari ed inevitabili interventi effettuati nel corso del tempo porteranno, oltre a subire dei drawdown molto profondi, anche ad avere un prezzo medio di acquisto che per qualche lustro non riuscirà a riportare in positivo il bilancio dell’investitore.

Il riaffacciarsi di programmi di pianificazione finanziaria a lunga scadenza sulla scena del risparmio gestito, riporta alla mente i vecchi programmi temporali di investimento definiti “lifecycle”, che investono con un orizzonte temporale di lunghissimo periodo.

Modificando le impostazioni del portafoglio ed i relativi pesi delle singole asset class, in funzione dell’età anagrafica dell’investitore e di ribilanciamenti periodici, questi programmi partono da un investimento sostanzialmente aggressivo nei primi anni e arrivano via via a ridurre l’esposizione al rischio “canonico” sui comparti azionari in favore di un incremento dell’investimento su quelli obbligazionari, a prescindere dal contesto economico in cui tale operazione viene effettuata.

In un contesto come quello attuale, tra un aumento atteso dei tassi e una probabile crisi dei mercati emergenti, sarà interessante seguire i risultati della conversione di tali portafogli su asset class per convenzione più “tranquille”…

Scritto da

Luca Mercogliano
Luca Mercogliano

Chief Marketing Officer & Business Development Manager 4Timing SIM - Curioso per natura, nelle mie esperienze professionali ho sviluppato competenze differenti tra loro, condividendo ed acquisendo know-how in uno scambio che mi ha consentito di crescere nel corso degli anni, come professionista e come persona. Negli ultimi 12 anni mi sono dedicato alla Consulenza Finanziaria e nel 2015 sono entrato in 4Timing SIM per realizzare, insieme agli altri soci fondatori, 4Timing SIM: un intermediario indipendente che rappresenta una boutique per il Consulente che vuole evolversi professionalmente e per l’investitore che desidera un rapporto professionale innovativo e di alto livello.

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