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I rischi dell’approccio emozionale agli investimenti: l’effetto framing e il timing

Controllo del rischio di mercato, Finanza comportamentale

Effetto framing e timing: i rischi degli investimenti emozionali

8 lug, 2022

Le reazioni dell’essere umano alla qualità degli input ricevuti in merito a un determinato argomento venivano già approfonditamente analizzate nel 1979 con una serie di studi empirici dal premio Nobel Daniel Kahneman ed Amos Tversky. I due dimostravano quanto fosse impattante l’effetto framing (o effetto inquadramento) sulle decisioni umane, ossia quanto le preferenze e le scelte delle persone possano variare a seconda delle modalità con cui è posto un problema (linguaggio utilizzato, contesto, presentazione etc.).

In poche parole veniva dimostrato come, di fronte a problemi sostanzialmente identici, le decisioni degli individui potessero essere molto differenti a seconda dell’inquadramento adottato nel comunicare un’informazione.

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Ai giorni nostri, queste amplificazioni informative ed il perseguimento di quelle che possono essere definite delle vere e proprie “mode” d’investimento, trovano un canale preferenziale nello strumento Internet, che da un certo punto di vista rappresenta la scoperta della ruota in un mercato dell’informazione già di per sé in espansione. Infatti, grazie a questo potente ed immediato mezzo di comunicazione globale, molte più persone sentono di avere dati a sufficienza per gestire il proprio portafoglio finanziario.

Se vuoi saperne di più, leggi l'articolo "Come costruire un portafoglio finanziario equilibrato: l'importanza degli ingredienti".

Dunque si osserva un’interessante correlazione tra il grado di informazioni a disposizione ed i volumi di negoziazione degli strumenti finanziari, spiegata attraverso il concetto di curva di retroazione, che richiama alla mente un circolo vizioso in grado di autoalimentarsi.

Di fatto è proprio quello che succede: l’incremento dei prezzi sui mercati finanziari procura guadagni a chi vi opera, richiamando altri investitori che, con la loro domanda, contribuiranno all’incremento ulteriore di tali prezzi, richiamando a loro volta una nuova ondata di interesse e così via.

Ogni ondata, inoltre, porta con sé un’ amplificazione dei comportamenti psicologici visti precedentemente, che sfociano in atteggiamenti gregari molto pericolosi, in grado di diffondersi con le stesse dinamiche delle epidemie.

 

Il rammarico e l'euforia: emozioni che spingono ad agire

Una società altamente informatizzata rappresenta quindi il presupposto ideale per il divampare di queste epidemie speculative, il tutto alimentato da un altro aspetto psicologico in grado, una volta innescato il meccanismo di retroazione, di fare da volàno all’entrata progressiva nel mercato di nuovi investitori e quindi nuovi capitali: il rammarico.

Infatti, il motivo che più di ogni altro riesce a convincere le persone a scommettere su investimenti rischiosi, è l’accorgersi di aver perso un’occasione.

Tutti sanno che il rimorso per non aver fatto qualcosa o non aver sfruttato un’occasione di riscatto ha un peso enorme.

Ecco perché non appena lo spettro del rammarico fa la sua comparsa, le persone tendono ad ignorare le più banali forme di prudenza pur di scacciarlo. (Ne può rappresentare un chiaro esempio la dinamica di gruppo sviluppatasi negli ultimi tempi sul titolo BitCoin).

Nel mercato finanziario emozioni del genere rappresentano una forte spinta ad agire, in quanto nei periodi di rialzo è facile chiacchierare con il vicino di casa e scoprire che con la borsa ha guadagnato in due mesi quello che normalmente si guadagna in un anno di lavoro.

Spesso, in queste fasi di mercato, articoli o libri pubblicati ad hoc invitano a non lasciarsi scappare la ghiotta occasione che il mondo degli investimenti sta offrendo.

Così, periodicamente, il mercato si ammala di euforia e gonfia bolle speculative che lo stesso mercato riassorbe dolorosamente dopo il raggiungimento di un picco massimo.

È su questi presupposti che, periodicamente, i mercati finanziari (o un titolo in particolare) tendono ad affascinare ignari investitori che, convinti di operare in maniera razionale e con completa cognizione di causa, molto spesso decidono di affrontare scenari complessi e tempestosi, nella convinzione di aver sufficientemente analizzato tutte le possibili implicazioni delle proprie azioni.

Nella realtà, invece, tali decisioni arrivano a seguito di un convincimento dovuto principalmente alla condivisione del cosiddetto senso comune, ossia “…il risultato di un ingenuo e acritico approccio a questioni affrontate superficialmente e sbrigativamente date per risolte. …che si presenta spesso come falso se messo alla prova del sapere scientifico e specialistico”.

Da non confondersi con il più ragionevole “buon senso”, ossia “…la capacità di giudicare con equilibrio e ragionevolezza una situazione”.

 

Timing e propensione al rischio: un binomio inscindibile

La distorsione cognitiva che spinge a inseguire le tendenze e a far sembrare evidente ex-post quale sarebbe stata la miglior soluzione da adottare, si ripercuote anche sulle scelte finanziarie.

Infatti, nella scelta del timing di azione sui mercati finanziari da parte degli investitori, bisogna tenere in considerazione anche il non trascurabile effetto che la propensione al rischio di ognuno sortisce. 

Quanto più un individuo risulta avverso al rischio, tanto più tende a cercare conferme nell’ altalenante andamento dei mercati, trovando il coraggio di agire soltanto nel momento in cui crede di aver raggiunto una ragionevole certezza del fatto che gli strumenti che sta monitorando possano rappresentare un buon investimento, dati i risultati positivi conseguiti nel periodo osservato e a prescindere dal momento e dal contesto economico in cui tali risultati siano stati ottenuti.

Questa propensione ad “inseguire” l’ andamento dei mercati finanziari porta ad un fenomeno comportamentale sul proprio portafoglio assolutamente disastroso: accumulare prevalentemente nelle fasi finali dei rialzi di mercato, o alleggerire in quelle di ribasso, aumentando il prezzo medio di acquisto e peggiorando ulteriormente il rendimento finale.

Un bias conosciuto come “errata dinamica dei flussi di capitali”.

Infatti, come ampiamente dimostrato da KPMG, Morningstar e altri studi in merito, la pro-ciclicità del settore del risparmio gestito è direttamente collegata al bias molto diffuso secondo cui il risparmiatore proietta l’andamento passato verso il futuro e dunque “…compra in periodi di espansione (a prezzi elevati) e vende in periodi di recessione (con inevitabili perdite di valore)”.

In questo modo, il risultato di una sistematica scelta errata del timing di ingresso/uscita dai mercati, nonché delle tempistiche dei versamenti successivi, si traduce nella creazione di un gap incolmabile tra il rendimento dei mercati finanziari nel periodo di riferimento (TWRR) e il rendimento effettivo per il cliente (MWRR - rendimento ponderato per il flusso di capitale investito nel tempo) che prescinde dalla bontà degli strumenti finanziari utilizzati e compromette definitivamente gli obiettivi di pianificazione finanziaria impostati insieme al proprio Consulente.

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